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Quaderno1

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Written by: webmaster-felice-mielati
Category: Blog
Published: 08 April 2025
Hits: 87

Alpini nella Resistenza

Dall'armistizio alla ricostruzione

Contesto storico e lotta di Liberazione

Dopo l'8 settembre 1943 (quando le truppe italiane, sparse su tutti i fronti della guerra, furono lasciate senza ordini e senza indicazioni, esposte alla rappresaglia tedesca) e sino alla conclusione del conflitto, la storia degli alpini si fraziona in tante storie individuali, come quella di tutti gli altri Corpi dell'esercito: venti mesi di tribolazioni, di lotta, di resistenza, molti con i gruppi partigiani al nord, alcuni con i reparti alleati che risalivano la penisola, altri nei campi di prigionia russi o dietro il filo di ferro dei lager di internamento in Germania: venti mesi carichi di sofferenze e di speranze, che riscattavano gli anni bui della dittatura e preparavano l'Italia repubblicana. Di queste esperienze sono state lasciate numerose testimonianze, ma è impossibile distinguere, nei movimenti convulsi di quel periodo, ciò che è patrimonio degli alpini in quanto Corpo dell'esercito, da ciò che è patrimonio collettivo della nazione.

Gli alpini scampati dai fronti della Grecia e della Russia, con i loro racconti di guerra, con la descrizione dei drammi di cui erano stati protagonisti e vittime, con le notizie severe che la stampa di regime aveva sempre taciuto, contribuirono certamente a diffondere l'orientamento ideale da cui sarebbe nata la Resistenza, portando la testimonianza di un antifascismo di guerra rozzo e informe, ma comunque prezioso.

Nella lotta partigiana il contributo degli alpini si confonde però con quello delle migliaia di italiani che dopo l'8 settembre scelsero la via della montagna, dando origine a formazioni sparse un po' ovunque lungo le Alpi e l'Appennino tosco- emiliano: in questo senso la storia della Resistenza è anche storia degli alpini e non è certo casuale che nel Piemonte sconvolto del settembre 1943, tra i mille sbandati della IV Armata che si erano concentrati a Boves conservando armi e materiali, si favoleggiasse di una divisione alpina, la "Pusteria", ancora intatta e attestata sui monti: si trattava di una illusione destinata a crollare di fronte all'urto della realtà , ma era anche il sintomo di una convinzione diffusa, la certezza della scelta di campo che gli alpini avrebbero fatto e che le Divisioni testimoniarono con i tentativi di resistenza ai tedeschi all'indomani dell'armistizio (così: la Taurinense nel Montenegro, la Cuneense e la Tridentina in Alto Adige, la Julia in Friuli, la Pusteria nelle Alpi Marittime, gli altri reparti in Corsica, nell'Alto Isonzo, nell'entroterra spezzino e nei diversi depositi).

Sulle nostre montagne piacentine e liguri, tanti alpini che non aderirono all Repubblica Sociale di Salò, diedero vita a formazioni partigiane che lottarono per la libertà.

Una testimonianza preziosa di quegli anni è contenuta nel "Memoriale" dell'Alpino Italo Londei:

Figura nobile per statura morale fu quella di Aldo Gastaldi comandante della Brigata partigiana "Cichero"

Alpino d'adozione Aldo Gastaldi

Quaderno2

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Written by: Alpino webmaster
Category: Blog
Published: 08 April 2025
Hits: 107

 

Follia della guerra

Sfregiato in Russia il cippo degli alpini: si trovava nell'asilo costruito dalle Penne nere veronesi e piacentine

Alessandra Vaccari

 

Un grande dolore. È quello che hanno provato gli alpini tutti, e soprattutto quelli veronesi, che a inizio anni Novanta proprio per suggellare rapporti di amicizia e di pace con il popolo russo, vollero donare un asilo e dei cippi alla popolazione di Rossosch in segno di pace. Ed è proprio nel cortile di quell'asilo che è stato oltraggiato il cippo che voleva essere un ulteriore inno alla pace.

Furono proprio tanti dei nostri alpini ad andare a Rossosch, da dove per altro partì anche il pellegrinaggio di un centinaio di veronesi nel 2003. Le immagini arrivate da là mostrano che la follia della guerra che sta attraversando i nostri giorni non risparmia neppure i simboli della pace. A Rossosch, la città russa che fu sede del comando del Corpo d'armata alpino nel 1942, è stato infatti distrutto e sfregiato con la «Z» bianca, (il simbolo della vittoria dei russi usato nella guerra attuale e che significa «Za pobedu»), il cippo. Quel  cippo che ricorda tutti i caduti nella Seconda Guerra Mondiale. Era stato collocato dall'Associazione nazionale alpini davanti all'Asilo "Sorriso", una bellissima struttura per l'infanzia che ospita 180 bambini, costruita nel 1993 anche dai volontari alpini veronesi e donata alla città in segno di riconciliazione e fratellanza. L'accordo fu siglato al termine dell'adunata del 1990 e in tre anni, tutti i volontari alpini andarono a dare una mano. Ci furono muratori, elettricisti, carpentieri. Gli alpini donarono mobili e banchi per la scuola e negli anni l'Asilo divenne una tappa fissa per i veronesi in Russia.

Read more: Quaderno2

Quaderno 3

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Written by: Alpino webmaster
Category: Blog
Published: 08 April 2025
Hits: 86

Ricordiamoci i nostri valori
Ci ho pensato un bel po’ prima di dare
questo titolo alla mia personale riflessione.
L'alternativa era“ Ma l'ANA dov’e?”. Mi
spiego meglio. Ci sono questioni sul tavolo
del Consiglio Nazionale che sono lì ormai da
tempo e che, di giorno in giorno, diventano
sempre più impellenti. A titolo di esempio:
risposte concrete ed iniziative per contrasta-
re il calo degli iscritti, la definizione dei para-
metri perché Gruppi e Sezioni possano acce-
dere al RUNTS (Registro Unico Nazionale
Terzo Settore) e che potrebbero determinare
risparmi anche significativi per le spese dei
nostri Gruppi. Invece, il CDN ci offre spese
di rappresentanza sempre elevate (oltre 300
mila euro l’anno!), la nostra Sezione orfana,
già in due importanti manifestazioni, della
presenza del Consigliere Nazionale di riferi-
mento che non è intervenuto né alla Festa
Granda dello scorso anno, né all’Assemblea
dei Delegati di quest’anno. Scelte che a dir
poco lasciano perplessi noi che viviamo solo
con e per il nostro territorio. Un'altra per-
plessità arriva con la scelta di Genova a sede
per l’Adunata del 2026 scartando, a parte
Matera, una candidatura importante come
quella di Brescia che pure aveva messo sul
piatto un budget doppio di quello richiesto.
Si andrà per la quinta volta a Genova e per
due anni consecutivi, quest’anno e appunto
il prossimo, in città del 1° Raggruppamento,
in barba al criterio di rotazione delle sedi
ospitanti. Qualcuno diceva che a pensare
male si fa peccato ma spesso ci si prende, e la
mia personale sensazione è che in questo mo-
mento la preoccupazione del CDN sia quello
del rinnovo del Presidente Nazionale e delle
cariche che seguiranno spingendo a scelte di
opportunità. C’è un susseguirsi di candidatu-
re che nascono e muoiono in un carosello di
veti incrociati con incontri
e manovre. Eppure siamo Alpini e facciamo della fratellan-
za uno dei nostri valori più importanti. Non
dovremmo preoccuparci che a diventare
Presidente Nazionale sia questo o quello. Sa-
rebbe comunque sempre un Alpino con ben
chiara la correttezza che applicherebbe al suo
mandato. E invece... Evidentemente inte-
ressa molto diventare Presidente e ricoprire
cariche nazionali, come se ci fossero vantaggi
e prebende pratiche di cui non siamo al cor-
rente proprio perché fuori dal coro ma che ci
fanno insospettire. Predichiamo ogni giorno
il senso di Alpinità. Vorremmo che questo
fosse trasversale a tutta l’organizzazione alpi-
na, dai nostri Gruppi, alle Sezioni e, soprat-
tutto, al Consiglio Nazionale. Ricordiamoci
che i vertici eletti servono per servire le Se-
zioni e i Gruppi e non per servirsi di loro!
Pietro Busconi

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