La Tridentina
1942- Il 17 luglio la Tridentina parte per il fronte russo. Fa parte del Corpo d'armata alpino per il Fronte Orientale costituito in marzo con le divisioni Julia e Cuneense, in tutto 57.000 alpini comandati dal Generale Gabriele Nasci. Inquadrata nell'ARMIR (Armata italiana in Russia) forte di 230.000 effettivi. La Tridentina agli ordini del Gen. Luigi Reverberi è cosi composta:-5°Reggimento(Battaglioni Morbegno, Tirano e Edolo) comandato dal Col.Giuseppe Adami, -6°Reggimento (Battaglioni Verona, Val Chiese e Vestone) Col. Paolo Signorini,- 2° Reggimento artiglieria alpina (gruppi Vicenza, Bergamo e Val Camonica) Col. Federico Moro, - 2° battaglione misto Genio, agli ordini del maggiore Alberto Cassoli.
Nel fango dell'Albania
Inizialmente gli alpini dovevano essere schierati sui monti del Caucaso ma il comando tedesco decise di impiegarli sul fronte del fiume Don affiancati da altre Divisioni di fanteria italiane, da reparti tedeschi e degli altri alleati, rumeni e ungheresi, su un terreno poco congeniale per truppe addestrate ed attrezzate per la guerra in montagna.
19 novembre: i sovietici rompono il fronte della 3a Armata romena e della 4a Armata tedesca.
10 dicembre: l'8a Armata italiana, composta da 220.000 uomini e 7.000 ufficiali, è schierata: la densità in linea è di un soldato ogni sette metri.
11 dicembre: l'Armata Rossa inizia la battaglia di logoramento contro il II Corpo d'armata italiano (Operazione Saturno).
16 dicembre: inizia la battaglia di rottura. Entrano in campo i carri armati e l'aviazione sovietica per una manovra a largo raggio. La difesa dell'ARMIR vacilla.
19 dicembre: punte corazzate sovietiche raggiungono con una manovra aggirante le retrovie italiane. Il 20 e il 21 i sovietici completano l'attacco. Inizia la ritirata italiana con due colonne, la prima formata dalle divisioni Ravenna, Pasubio, Torino; la seconda da aliquote della Pasubio, dalla Celere, e dalla Sforzesca.
24 dicembre: la prima colonna italiana, chiusa nella conca di Arbusovka, rompe
Il Generale Reverberi e il Cappellano Don Gnocchi
in partenza per la Russia
18-luglio 1942
l'accerchiamento ma parte della Pasubio e della Torino restano accerchiate a Certcovo. Nella notte del 28 dicembre anche la seconda colonna italiana raggiunge le linee tedesche a Skassisrkaia. Il Corpo d'armata alpino (divisioni Cuneense, Julia e Tridentina) è ancora schierato sul fronte del Don.
1943- 15 gennaio: una ventina di carri armati sovietici irrompe su Rossosch, sede del comando del Corpo d'armata alpino, che è costretto a muovere a est, verso Podgornoje. 17 gennaio: all'alba il Corpo d'armata alpino è praticamente accerchiato. Alle 10.00 riceve l'ordine di ripiegare dal generale Gariboldi. Inizia una ritirata a trenta gradi sotto zero. 18 gennaio: la situazione si aggrava ulteriormente; uomini sfiniti ripiegano disordinatamente, mentre molti muoiono di congelamento e per I continui tentativi russi di fermare la ritirata. La marcia continua fino al 25 gennaio mentre la Julia e la Cuneense si sacrificano nella difesa. 26 gennaio: alle 12.00 la Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere giunge nei pressi di Nikolajewka presidiata da numerose unità dell'armata rossa, comincia l'ultima battaglia.
1942 Verso il Don
Nel tardo pomeriggio, vista la dura resistenza dei sovietici ai ripetuti attacchi dei suoi alpini, il comandante della divisione generale Luigi Reverberi sale su un semovente tedesco, incita gli uomini con il grido "Tridentina Avanti!", divenuto poi il motto della Tridentina. Un'enorme massa di uomini stremati si rovescia sul villaggio travolgendo le difese dei russi mettendoli in fuga. Per questo gesto il Gen. Reverberi sarà insignito della medaglia d'oro al valor militare. Rotto l'accerchiamento si riesce a proseguire. 31 gennaio: i primi uomini della Tridentina raggiungono gli avamposti tedeschi. A Scebekino gli alpini sfilano di fronte al generale Gariboldi: circa 20.000 uomini sono usciti dalla sacca. La Tridentina prosegue ancora per 700 chilometri per raggiungere Slobon.
marzo-maggio: l'ARMIR rimpatria.La partecipazione italiana alla guerra di Russia ebbe nella tragedia dell'annientamento dell'8^ Armata 25.000 caduti in battaglia, vi furono 70.000 prigionieri di cui solo 10.000 restituiti e ben 60.000 deceduti nei campi di prigionia sovietici. Tra dispersi, caduti sul campo, morti in prigionia la Tridentina perse 4926 alpini, la julia 7280 e la Cuneense 9161.
Gennaio 1943 Il ripiegamento
In luglio la Tridentina fu accantonata nel Trentino Alto Adige per essere ricostruita.
8 settembre: Il Maresciallo Badoglio, capo del governo, annuncia che l'Italia ha chiesto e ottenuto l'armistizio con le forze alleate, lasciando l'esercito senza disposizioni o direttive. I tedeschi occupano l'Italia considerando gli italiani nemici e traditori. Molti alpini della Tridentina vengono deportati in Germania nei campi di lavoro, tra questi anche il Generale Reverberi, altri si uniranno alla resistenza.
La II° divisione alpina Tridentina cessa di esistere.
