Ricordando Nikolajewka

Il luogo della battaglia oggi è indicato sulle mappe come “Battle of Nikolayevka”, vicino al villaggio di Livenka, nel Krasnogvardeysky District, Oblast di Belgorod, Russia.

Nel territorio russo di oggi a 50.708 gradi Nord, 38.306 gradi Est, della battaglia del 26 gennaio 1943 non rimane nulla.  

Strutture presenti

Villaggio di Livenka: case sparse, piccole fattorie, qualche edificio amministrativo

Linea ferroviaria ancora esistente

Strade sterrate e asfaltate che collegano i villaggi vicini

Nessun grande centro urbano nelle immediate vicinanze

Monumento commemorativo dedicato alla battaglia (croce e lapide), visitato soprattutto da delegazioni italiane

Contesto storico‑geografico: cosa è cambiato dal 1943

All’epoca della battaglia

Nikolajewka era un piccolo villaggio ferroviario

La ferrovia era strategica per i rifornimenti tedeschi e sovietici

L’area era parte dell’URSS, regione di Voronež

Il clima era rigidissimo: −30°C durante la ritirata dell’ARMIR

La zona era attraversata da colonne militari, artiglieria, reparti sovietici e italiani

Qui avvenne lo sfondamento degli Alpini dell’ARMIR durante la ritirata dal Don, episodio noto come Battaglia di Nikolajewka.

Dopo la guerra

Molti piccoli villaggi furono accorpati o rinominati

Nikolajewka venne inglobata nell’area amministrativa di Livenka

La ferrovia rimase, ma perse importanza strategica

L’area tornò a essere agricola e scarsamente popolata

Oggi

La zona è parte della Federazione Russa

È un’area rurale, senza industrie

Oggi è un luogo silenzioso, agricolo, poco abitato, molto diverso dal teatro di guerra che fu nel 1943. Chi lo visita spesso lo descrive come un luogo di pace, quasi sospeso nel tempo.

La memoria della battaglia è mantenuta soprattutto da associazioni italiane

Storia della battaglia di Nikolajewka

Odissea nella steppa RITIRATA DELL’ARMIR

(Rai storia)

1943 La ritirata drammatica degli Alpini – Battaglia di Nikolajewka

(Gen. Reverberi)

 RICOSTRUZIONE STORICA TAPPA PER TAPPA

Dal Don a Nikolajewka, 13–26 gennaio 1943

ROSSOSH – Il crollo del fronte (13–15 gennaio)

Cosa accadde:

  • L’Armata Rossa sfonda il fronte tedesco-italiano (Operazione Ostrogorzk–Rossosh).
  • Le divisioni alpine (Tridentina, Julia, Cuneense) ricevono l’ordine di ritirarsi.
  • Rossosh diventa il punto di raccolta iniziale, poi rapidamente abbandonato.

Situazione: Caos, colonne miste di soldati italiani, tedeschi, ungheresi, carri sovietici che avanzano.

Oggi: Cittadina russa moderna, con edifici sovietici e quartieri residenziali.

Cosa resta: Pochi segni visibili. Alcuni monumenti locali ricordano la presenza italiana.

Asilo "Sorriso" costruito dagli Alpini

Alpini bresciani in Russia per il 25° dell'Asilo di Rossosh

POSTOJALYJ – Primo imbuto della ritirata (15–16 gennaio)

Cosa accadde:

  • La colonna incontra i primi sbarramenti sovietici.
  • Scontri brevi ma intensi.
  • Gli Alpini aprono la strada e permettono alla colonna di proseguire.

Importanza: È il primo punto in cui la Tridentina capisce che la ritirata sarà combattuta metro per metro.

Oggi: Villaggio agricolo, case sparse, campi.

Cosa resta: Nulla di riconoscibile. Solo la geografia: campi aperti come allora.

SCHELJAKINO - Scontri continui (16 gennaio)

Cosa accadde:

  • Attacchi laterali sovietici contro la colonna in marcia.
  • I reparti alpini proteggono i fianchi, respingendo tentativi di accerchiamento.
  • La colonna continua a muoversi, ma con perdite crescenti.

Situazione: Freddo estremo, neve alta, mezzi che si bloccano.

(isba - disegno originale del gen. Olmi 1942)

Oggi: Piccolo insediamento rurale.

Cosa resta: Il tracciato delle strade e la disposizione del villaggio sono simili al 1943.

NIKITOVKA – La prima grande battaglia (17 gennaio)

Cosa accadde:

  • I sovietici bloccano il villaggio con artiglieria e fanteria.
  • La Tridentina lancia un attacco frontale.
  • Dopo ore di combattimento, gli Alpini sfondano.

Importanza: È il primo vero “muro” da abbattere. La colonna può riprendere la marcia.

Oggi: Villaggio più grande, con strade asfaltate e qualche servizio.

Cosa resta: Il centro del villaggio conserva la struttura originale. La memoria locale è viva.

ARNAUTOVO – La gola (18 gennaio)

Cosa accadde:

  • Il terreno forma una strozzatura naturale: un passaggio obbligato.
  • I sovietici colpiscono la colonna dall’alto e dai lati.
  • Gli Alpini difendono i fianchi e riescono a far passare migliaia di uomini.

Situazione: Un tratto drammatico: chi cade spesso non può essere recuperato.

* Il martirio della Cuneense

Oggi: Zona rurale con leggere alture.

Cosa resta: La conformazione del terreno è identica: la gola è ancora lì.

GARBÚZOVO – Secondo grande sbarramento (19 gennaio)

Cosa accadde:

  • Il villaggio è fortificato dai sovietici.
  • La Tridentina attacca con artiglieria e fanteria.
  • Dopo duri combattimenti, il paese viene preso.

Importanza: È un’altra vittoria fondamentale: senza Garbuzovo, la colonna sarebbe stata chiusa in una sacca.

Oggi: Villaggio agricolo, poche case, strade sterrate.

Cosa resta: Alcune case antiche, ma nessun monumento. Il paesaggio è molto simile a quello del 1943.

KRAVTSOVKA – La colonna allo stremo (20–24 gennaio)

Cosa accadde:

  • La colonna arriva esausta: fame, congelamenti, feriti.
  • I sovietici attaccano continuamente, cercando di spezzare la marcia.
  • Gli Alpini resistono e mantengono la coesione.

Situazione: È il tratto più duro della ritirata: temperature fino a −30°C, pochissimo cibo, continue perdite.

* Il sacrificio della Divisione "Julia" in Russia

Oggi: Insediamento molto piccolo, quasi isolato.

Cosa resta: La stessa strada diritta nella steppa che percorsero gli Alpini.

NIKOLAJEWKA / LIVENKA – Lo sfondamento finale (26 gennaio)

Cosa accadde:

  • I sovietici hanno fortificato il villaggio e la ferrovia.
  • La colonna è bloccata: migliaia di uomini rischiano la cattura.
  • La Tridentina lancia l’attacco decisivo.
  • Dopo ore di combattimento, gli Alpini sfondano la linea sovietica.

Il momento simbolo: Il generale Reverberi grida: “Tridentina avanti!” E la massa degli Alpini travolge l’ultimo sbarramento.

Risultato: La colonna si salva. La ritirata continua verso ovest, ma l’accerchiamento è rotto.

La Tridentina

Oggi: Villaggio di Livenka, Oblast di Belgorod. Il punto della battaglia è segnato come “Battle of Nikolayevka”.

Cosa resta:

  • la ferrovia
  • lo stagno Podles
  • il monumento commemorativo
  • la campagna aperta, immutata

🧭 PERCHÉ QUESTO PERCORSO È COSÌ IMPORTANTE

  • È una delle ritirate più dure della Seconda guerra mondiale.
  • Gli Alpini combatterono ogni giorno, aprendo la strada a decine di migliaia di uomini.
  • Nikolajewka è diventata il simbolo della resistenza e della sopravvivenza.

Dopo Nikolajewka

La storia della ritirata del Corpo d’Armata Alpino non si chiude alle 18 del 26 Gennaio quando i russi si ritirano nella periferia nord di Nikolajewka lasciando agli italiani il controllo del resto della cittadina. La ritirata continua con percorsi diversi e tragici: 

* Dopo Nikolajewka

* Valujki

Cimiteri Militari in Russia

RITORNO A NIKOLAJEWKA

Il racconto di Nelson Cenci (2008)

Mario Rigoni Stern era il suo sergente, e con lui Nelson Cenci ha vissuto la guerra sul fronte russo. Ufficiale degli Alpini nel battaglione Vestone, partito per la Russia nel giugno del 1942, Cenci narra l’odissea del suo reparto attraverso la pianura russa fino al fiume Don. Gravemente ferito alle gambe nella battaglia di Nikolajewka, Cenci abbandona il fronte su un a slitta trainata da un mulo e raggiunge l’ospedale di Karkov. E’ libero, ma non trova pace perché ha abbandonato tanti compagni al loro destino. I ricordi si affastellano, obbligano a narrare, a scrivere, a tornare al fronte con la penna in mano.


Il racconto di Mario Rigoni Stern (1989)

 

 Noi oggi...

Film : La seconda via

Il surreale cammino di sei alpini e un mulo della compagnia 604, nel mezzo della steppa Russa, diretti verso il villaggio di Popovka, dove devono ricongiungersi il prima possibile con la compagnia 401 e da lì battere in ritirata. Ma l'ostilità del paesaggio, le glaciali temperature e una comunicazione precaria, renderanno l'operazione ai limiti della sopravvivenza.

(Registrarsi su RaiPlay) 

A Ceva il ricordo della battaglia di Nowo Postojalowka (Gennaio 1943)

Brescia 24 gennaio 2026 83° Anniversario Nikolajewka